DARE UN SENSO

Mentre scrivo ho in mente una persona precisa. Uno scambio di vedute molto recente, due diversi modi di osservare il mondo e le sue relazioni.

Un punto di vista, il mio, improntato alla realizzazione del proprio sè, costi la fatica che costi e il potenziale “fallimento” dell’operazione, una ricerca di approvazione sociale dall’altra, per essere “adeguati”, apprezzati e, probabilmente anche amati.

Non voglio necessariamente affermare che la mia sia la prospettiva migliore ma la trovo più convincente.

Come è possibile vivere in connessione con se stessi se quello che cerchiamo è un “va bene” sociale al nostro esistere? Non sono affatto d’accordo.

Analizziamo: la società (quella massificata, ovviamente), quella per cui esisti dai like che ricevi, da quanto sei “famoso”, bello (o “figo”, “giusto”), da quanti soldi hai da spendere per i simboli che – ulteriormente – ti rendono un persona di “successo”, ebbene è da quella gente che non riflette che voglio ricevere l’attestazione del mio umano valore, del mio senso?

La mia risposta è un NO deciso e non perché, ovviamente, non posso fregiarmi nemmeno di uno dei parametri socialmente utili, ma proprio perché –  orgogliosamente – sto da un’altra parte.

In questi giorni di ritiro forzato a casa, ho saggiamente riletto (lo sto ancora facendo!!!) i diari che mi hanno accompagnato in questi ultimi 10 anni. Mai operazione di ricerca interiore, di verifica dello stato di avanzamento nel percorso di crescita personale, è stata più utile per comprendere la trama della mia vita, della mia personalità. I buchi neri e le zone di grande luce.

Tutto questo cercare, dentro e non fuori, aiuta a riconoscerci come persone reali, con le nostre più spiccate caratteristiche, con i nostri guai, insomma con tutto il nostro corredo cromosomico che ci rende tanto speciali.

Solo così facendo è possibile bypassare le trappole che la società moderna ci tende, che poi, nella quasi totalità dei casi, sono legate all’esigenza di farci sentire “brutti anatroccoli” per poi venderci dei prodotti salvifici con la promessa di farci diventare migliori, quindi socialmente accettabili.

Facile capire come, parte di questo infernale business sia legato al mito della giovinezza, della bellezza.

L’importante è costruire il PROPRIO senso. Dare valore ai pensieri PROPRI, al nostro personale modo di sentire e solo poi, indossare gli occhiali e guardare il mondo. Ma con le nostre diottrie, le nostre, non quelle di altri.

Questo vorrei dire alla persona che ho in mente, di cercare DENTRO il valore e l’unicità del suo essere, di scavare per fare uscire tutti i suoi colori, se poi non saranno quelli di moda quest’anno, sai che c’è? chi se ne fotte, un bel sorriso e via!

Paradita

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