PROFUMO DI MATITE

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Aprire gli occhi all’alba e trovarsi ancora immersi nella notte, mi stupisce sempre.

I ritmi di casa sono scanditi dalla regolarità di un metronomo, gli stessi movimenti ripetuti quotidianamente, come fossero una danza: il dito interrompe il trillo analogico della sveglia, i piedi si assicurano dimora nelle ciabatte, gli strusciamenti delle Gattonzole mentre preparo loro le ciotole con il cibo, l’aroma del caffè che si diffonde per casa, come a voler risvegliare ogni atomo presente.

Mi siedo dinnanzi alla tazza fumante e poso lo sguardo sulla finestra che ho di fronte, la mia quinta teatrale sulla giornata nascente.

Oggi la luce rosea tinteggiata dalle lingue biancastre di nubi distese come fossero lenzuola, ha tradito la data del calendario, promuovendo piuttosto richiami primaverili. L’autunno messo da parte.

La danza rituale procede sicura nei movimenti che riconosco come parte di me, arrivo al secondo caffè, quello meno goduto perché sorseggiato in fretta al bar, prima di dare inizio alla giornata lavorativa.

Pochi metri mi separano dalla bocca di metallo che legge il mio ingresso nel mondo produttivo, quando passo davanti al negozio di colori. A dispetto degli altri, apre al mattino presto, forse per rifornire gli studenti sbadati dell’istituto d’arte qui vicino.

Ogni mattina è la festa del mio immaginario.

Ad un certo punto, all’improvviso, le narici si inondano del profumo di legno delle matite e di ricordi dolci, quelli della prima fanciullezza, dei primi giorni di scuola dove il mondo è ancora tutto da scoprire e la vita da vivere.

Rammento il pennaiolo, in cui le matite di legno colorate erano ordinate su scala cromatica. Mi piaceva creare il mio arcobaleno ideale, era semplice fino a che restavo nelle sfumature dei pastello, i colori dell’alba e dell’imbrunire che tanto amo ancora, ma mi rimanevano in mano, quasi con fastidio, il grigio topo, il marrone e il nero. Non sapevo mai che farne.

“Perché sprecano colori con questi tre? Ho già la matita che è grigia e mi basta”.

Il mondo dell’immaginazione di allora voleva creare scenari irreali dove grigio, nero e marrone non comparissero ad inquinarne la luce.

Il profumo delle matite mi fa sempre questo effetto, torno voracemente indietro nel tempo.

Anche stamane ho salutato la mia bambina di allora, mentre era intenta a scegliere i colori della sua gioia, le ho sorriso mentre fermavo la mia vita nella bocca di metallo che ha inghiottito il badge di entrata.

Paradita

IMAGE CREDIT DA QUI

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