INCHIOSTRO NERO PECE

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Ci sono volte in cui mi chiedo i motivi per cui la mia educazione sentimentale sia stata così fallimentare.

Penso ai precetti che ho assorbito dai miei genitori, a quanto ho visto e vissuto del loro matrimonio, della loro relazione.

Certo, forse il fatto che fossero altri tempi, altre generazioni in gioco, altri periodi storici, hanno pesato molto sulla loro vita. Sicchè sono stata cresciuta in una famiglia di taglio tradizionale, dove il padre si occupava del benessere materiale della famiglia, la madre seguiva la prole, i figli facevano i figli.

Nell’ordine di nascita sono la sorella maggiore, di un maschio di sette anni più giovane. Anche questo dettaglio ha pesato tantissimo sulla mia formazione e sulla relazione con l’altro sesso.

Adesso guardo indietro, con sguardo adulto, alla vita appena trascorsa, al percorso che ho fatto a tutti i ruzzoloni, alle ginocchia sbucciate alle cicatrici che ho accumulato.

Mi tocca ammettere che, per come sono programmata, i miei tempi, i miei sentimenti, i  miei modi, non vanno affatto bene con i tempi moderni in cui mi trovo.

Noto che, più le persone sono egoiste, egocentrate, indifferenti ai bisogni e alle emozioni dell’altro, più vivono esistenze soddisfacenti, in equilibrio. Ben poggiati sul loro Ego dominante.

Purtroppo, mamma e papà mi hanno sempre insegnato che, la mia libertà finisce dove inizia quella dell’altro, ed è un precetto che si è tatuato nell’animo mio.

Libertà significa anche tenere a freno le proprie istanze di dominio su chi ci circonda, vuol dire darsi un limite nell’esibire un ego che straborda ogni limite, ogni confine.

E’ quello che vedo, è l’oceano che mi circonda costituito da personalità così limitate e piccole (e forse, nel profondo, anche molto deboli) che si appropriano letteralmente della vita degli altri, succhiandone ogni linfa vitale.

E non c’è storia che tenga, ragionamento da fare, cura da proporre. Gli egocentrati lo saranno sempre e la loro vita passerà comunque attraverso la nostra morte.

Così si spengono relazioni di anni, amori scoloriscono dinnanzi a scenari che cambiano, senza che i partecipanti muovano la pedina della volontà di fare un passo per assecondare, in positivo, la nuova situazione. Ma chiedono, chiedono sempre, attenzione, riguardo e cura nei loro confronti. E nulla offrono in cambio.

Perchè per l’egoista seriale, il mondo è al suo servizio. E’ stato creato per lui/lei.

Purtroppo simili creature popolano la mia vita e, ahimè per la sottoscritta, ancora non conosco la pozione magica che me le faccia allontanare di torno.

Allora mi chiedo perchè insegnare ai propri figli la strada del “bene”, dell’onestà, della disponibilità, della generosità se, alla fine, il mondo fagocita nella sua bocca infernale queste creature che ritiene facili prede?

Davvero un periodo tinteggiato di inchiostro nero pece, senza scintille di allegria, gioie semplici, leggerezza d’animo.

La nuova tirannia dell’egoismo dispotico, la mia nuova era. Speriamo che passi presto.

Paradita

IMAGE CREDIT: la foto è mia

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CAMBIARE PELLE

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A volte un pensiero ti fulmina e resti spiazzato di aver percepito il velo spostarsi, e sbirci cosa c’è dietro, scorpendo che, tutto sommato, non è male, anche se, pensandoci, ti fa paura.

E’ naturale avere un po’ di sano timore per ciò che è nuovo, almeno a livello esistenziale, una specie di adrenalina che corre lungo la schiena facendoti vibrare e fremere di più.

Di sicuro è bello avere delle certezze su cui poggiare questa vita. O forse no. Dipende.

Un conto sono le sicurezze di soglia minima che mi permettono di sopravvivere, di nutrirmi, di ripararmi, insomma lo schema basico per stare al mondo.

Altre sono le sicurezze che albergano dentro di me, nella mia parte più profonda che bypassano il carattere e raggiungono l’anima.

A volte il percorso di connessione che libera dalla schiavitù dell’ego terreno, limitato a vedere poco oltre il suo naso e, per estensione, poco oltre il suo imperante egoismo, è molto ostico, in salita. Ma credo fermamente valga la pena affrontarlo, non fosse altro per vedere cosa c’è al di là della valle conosciuta.

Per iniziare questo percorso, temo sia indispensabile cambiare pelle, abbandonare la vecchia corteccia protettiva, scoprirsi e bruciare. Già, nessun grande cambiamento avviene senza lasciare un segno, profondo, anche doloroso, sicuramente indelebile.

Ma questo fa parte del gioco. Se nel gioco crediamo e vogliamo tentare di giocarci la nostra manche.

Credo di aver perso molte volte la pelle sul cammino, e porto con me, strato dopo strato, i segni di ogni passaggio. Però, oggi, guardandoli, penso di essere fortunata, perchè sono sopravvissuta e ho la certezza di essere più forte. Molto di più.

La strada mi affascina, e con essa il cambiamento di orizzonte e di paesaggio.

Mi dichiaro pronta a un nuovo viaggio, a una nuova scoperta, a un nuovo segno sulla pelle.

La vita, in fondo,va così…

Paradita

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SELEZIONE NATURALE

money Uno spunto molto interessante letto stamane, di sfuggita, relativo alle “manine corte” di tante persone. Un pensiero che, più e più volte in vita mia, ho affrontato, chiedendomi come fosse possibile che, alla generosità di taluni, corrispondesse l’avarizia più dura di altri.

Non si è “avari” solo con il denaro o con i beni tangibili, secondo me, lo si è di più – e in un modo che mi appare insopportabile-, con i “movimenti del cuore, dell’anima”.

Non mi sento di giudicare chi, per educazione, per necessità, per problematiche psicologiche ha un rapporto con il denaro, le cose,  diciamo così, molto stretto, quasi claustrofobico. Chi riesce a respirare solo se ha accantonato una riserva. Chi conta il suo capitale, chi ne vuole sempre più. Sono fermamente convinta si tratti di persone che vivono malissimo, legate come sono alla materia (non quella di cui sono fatti i sogni…, anzi…).

Al contrario, ho moltissima difficoltà ad accettare e a comprendere gli “avari dei sentimenti”, coloro che nulla danno e, di norma, tutto prendono.

Osservando le dinamiche delle relazioni umane, ahimè, scopro che questa modalità è sempre più diffusa. Un tirchieria di tal genere produce una società malata (capirai la novità!) dove gli esseri umani, sono funzionali al loro esclusivo accrescimento.

E’ presto detto: non si fa più coppia all'”antica maniera” perchè richiede troppo impegno e dedizione a una causa comune, che passa anche attraverso l’altro. Le amicizie sono di rado profonde, piuttosto durano il tempo di pochi aperitivi, fino a che va, che serve, che c’è un ritorno… e così andare. [Non citiamo di proposito i rapporti lavorativi dove si vivono le peggiori manifestazioni della bassezza umana].

Allora, sapete che c’è?

Non ci sto! Ho deciso di fare pulizia e di eliminare dall’hard disk della mia vita le relazioni (di qualunque natura siano) dove l’altro vede in me, prende in me, solo ciò di cui ha bisogno o che gli serve.

Credo sarà una piacevole liberazione, anche se, lo affermo con un grande sorriso, nella mia vita, di costoro ce ne sono davvero pochissimi… perchè… SELEZIONARE A MONTE, E’ MEGLIO CHE CURARE POI…

Un cuore e un’anima generosi non hanno nulla da perdere. Hanno tanto da dare perchè le nostre risorse sono praticamente inesauribili. Per ricaricarci basta poco, un sorriso ricambiato, un grazie detto con il cuore, un segno di affetto vero per il dono ricevuto.

Anche per essere generosi però, ci vuole coraggio. Il coraggio di dire di no quando serve.

Siamo sicuri di esserne capaci?

Paradita

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EVENTUALMENTE CHIAMALA “CADUTA”

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Manco da questa casa da tantissimo tempo. Qui è dove mi piace pensare in modo più profondo, quasi serio… non che io mi prenda “sul serio”, giammai!, possono solo esserlo gli argomenti, nulla più.

Ho trascorso un fine settimana che mi ha arricchito moltissimo, insegnandomi una lezione molto, molto importante.

Quante volte ci è accaduto di chiamare “fallimenti” gli esiti definiti negativi di azioni, progetti, percorsi, amicizie…

Quante volte, occhieggiando la linea della nostra vita, ci siamo soffermati ad osservare questi inciampi, queste falle nel sistema, questi momenti bui che, inesorabilmente, guardandoli, ancora ci fanno soffrire?

La lezione importantissima che ho appreso di recente è proprio questa: cambiare la prospettiva dello sguardo, ovvero, eliminare definitivamente dal nostro vocabolario la parola “fallimento”.

Che cos’è il “fallimento” se non una categoria imposta in una società che ci vuole performanti, aderenti ad un modello precostituito da altri, non da noi stessi? Soldatini ubbidienti a logiche che non sono le nostre.

Non si fallisce più.

Semmai si cade.

E poi ci si rialza.

Si osserva e si analizza il motivo dell’inciampo e si apprende la lezione che sta alla base.

Già, perchè il cosiddetto “fallimento” esiste solo per procurarci frustrazione e dolore che sono assolutamente inutili alla nostra crescita di persona e, in senso molto più alto, al percorso della nostra anima.

Non potete immaginare come mi sento più leggera quest’oggi, quando, ripensando a tutte le volte che ho usato l’etichetta “fallimento” nei diversi momenti della mia vita, non provo quel senso di dolore sordo ma, al contrario, ripenso alla lezione ricevuta e a quanto mi sia servita per andare avanti.

A volte siamo così “chiusi” e poco inclini a trovare il senso profondo delle cose che preferiamo soffermarci solo sulla loro superficie.

Pertanto, il mantra di oggi è questo:

“Sono caduta/o tante volte, e ancora cadrò. Sono felice di aver imparato molto, di essere cambiato, di aver modificato alcune parti di me che mi portavano ad inciampare sempre sulle stesse cose, sempre nelle stesse situazioni. Oggi mi sento più forte e ho sempre meno paura.”

E che bel senso di liberazione… provare per credere!

Paradita

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IL PIACERE – RITROVATO -DI ESSERE SE STESSI

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Scesa l’onda anomala del recente periodo lavorativo, infarcito di stress come il miglior paninazzo di mac Donald’s, mi ritrovo a pezzi e bocconi. Il corpo mi manda un segnale forte e chiaro: curati di più.

Che tradotto in gergo significa: meno stress, ritmi più umani, tempo per se stessi, in una parola più “qualità di vita”.

Che poi, a pensarci bene, tutta la mia corsa non serve a nulla, mi ritrovo come un criceto a girare vorticosamente sulla sua ruota senza, in realtà, uscire mai dalla gabbietta. Metafora assolutamente pertinente alla mia situazione attuale.

Finalmente “mi ascolto”, “mi sento” e prendo provvedimenti: abbasso il ritmo, mangio più sano, vado dalla mia sciamana per le goccine magiche, riprendo –  con grande gioia – lo sport, insomma, dedico un po’ di giuste attenzioni anche per me.

E’ una piacevole sensazione, rimette in pace con se stessi e aiuta a far prosperare quell’amore verso di noi che, spesso, siamo portati a mettere in secondo piano.

A me capita  molto spesso di dimenticare di “volermi bene”, mi giudico nel peggiore dei modi possibili e non ringrazio per i doni che anche io ho ricevuto.

Riconnettersi alle proprie profondità è anche questo: imparare a vedersi per come si è veramente e, di solito, si scopre che non è così male come pensiamo.

Ciò detto, incappo nell’articolo di Repubblica che potere leggere qui e mi monta una rabbia sorda e cieca.

Hai voglia a fare tutte le speculazioni “amorose” sulla via del perdono dei propri difetti se poi, la maledetta società moderna e tutti i suoi adepti, ti fanno sentire – letteralmente – una merda.

Siamo esseri posseduti dai dogmi del consumo e per questo, vogliono farci credere che dobbiamo entrare in modelli precostituiti che, per vendere una serie pressochè infinita di prodotti/servizi, sono modelli praticamente impossibili da raggiungere.

STICAZZI!

Mi rifiuto. Voglio essere la copia unica di me stessa, con tutti i pro e i contro del caso. Costi quel che costi… litrate di goccine sciamaniche? E sia!

Nei momenti di rara illuminazione è così frustrante rendersi conto di quanto viviamo dentro vite impostate da altri che mi monta vieppiù una rabbia tremenda.

Come ogni donna che si rispetti combatto, da che mi ricordo, per essere come… non potrò essere mai!!! E giù frustrazioni a gogo per cosa???? Per imbottire le casse di tutti coloro che speculano e guadagnano facendomi sentire “sbagliata”!!!!

E no, sacripante, è ora di ribellarsi!

EVVIVA LA PROPRIA UNICITA’!

Sticazzi!!!!

Paradita

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VIVERE “SOCIAL”

IMG_20141105_122052Devo prendere atto che, la mia vita, ha preso una forte impronta “social”, nel senso che, una buona parte della mia esistenza “vera” filtra anche dentro pixel virtuali.

Nell’analisi dei costi/benefici di questo che, per la sottoscritta, è una presa d’atto di una mutata realtà esistenziale e, soprattutto, comportamentale, a fronte delle critiche molto pesanti dei miei cari, mi sento di difendere questo aspetto nuovo di me.

Premesso che il narcisismo dilagante della società si è preso anche me, abbattendo ogni inibizione a “mostrarmi” che sia scrivendo, fotografando, ebbene qualcosa ha funzionato in modo egregio.

Chi mi segue conosce la mia passione per il tango argentino, il piacere di andare a ballare in molti luoghi, spesso lontani dalla propria città. È noto anche che, il lavoro che faccio, in certi periodi, mi porta a frequentare città diverse, all’esterno della mia regione.

Il miracolo social che sto vivendo è questo: amici, molto spesso solo “virtuali”, sapendo, via web, che mi trovo nei loro luoghi, si offrono di aiutarmi in tutti i modi a loro noti. Regalandomi preziose informazioni, offrendosi come ciceroni delle loro città, in modo che, nel pochissimo tempo libero che mi resta dal lavoro, mi possa fare un’ idea vera della realtà del luogo.

Vi rendete conto di quanto ciò sia prezioso?

Bisogna che i detrattori della vita virtuale facciano un passo indietro, accettando l’assunto che, dietro uno schermo, sia di un pc che di uno smartphone, c’ è una persona viva e vera.

Da questo blog, a FB a instagram, ho ricevuto il dono di “conoscere” meravigliosi essere umani che mi hanno donato molto, non fosse altro che il loro tempo e la loro attenzione.

Ecchevelodicoafare mi reputo una persona davvero molto fortunata!

GRAZIE AMICI!!!

Pimpra

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OLTRE LA COLLINA

behind the hillI grandi saggi insegnano a non volgere lo sguardo al passato, a non perdere di vista ciò che è veramente, ovvero il presente, l’attimo. Per fuggente che sia.

Non è opportuno nemmeno fantasticare sul futuro che altro non è che un farsi tra poco del presente che stiamo già vivendo.

In teoria, la regola del “vivere sano” ci vuole “connessi” all’oggi, all’adesso.

La medicina esistenziale, forse, consiste nel non farci immaginare uno scenario migliore per noi che poi, il più delle volte, non riusciamo a realizzare. E lì son dolori. Frustrazioni. Fallimenti brutti.

Io così saggia, non ci sono mai.

Io così distaccata, non ci riesco.

Di corretto, forse, adesso che sono diversamente giovane, riesco a non spippolarmi più su un passato che  – in giovane età – tendevo sempre ad epurare, a rendere migliore, facendomi rimpiangere ciò che non c’era più.

Grave errore, a prescindere.

Fatto mio il presente, però, non mi riesce affatto non tentare di sporgermi sul muro che mi separa dal “dopo” e provare a darci una sbirciatina. Che so, immaginare come sia il paesaggio dietro la collina. No, no. Io ho la curiosità e, a volte, l’impazienza di chi vuole “bruciare”.

E così, in un frangente di vita in cui mi si prospetta una importante scelta, avrei una voglia matta di portare lo sguardo più in là, per cercare di capire dove mi potrebbe portare una strada o l’altra.

Ma non si può.

Non sapere fa di certo paura. E, mi rendo conto che più il tempo passa, più diventiamo meno elastici al cambiamento. Un po’ come quando cerchiamo di fare stretching e capiamo che il corpo ci fa resistenza.

Credo fermamente nel cambiamento, perchè la vita non deve essere piatta e correre sempre su binari consolidati.

Rischiare è utile, se non necessario.

E se non sarà un successo, avremo imparato una importante lezione, quindi, non abbiamo nulla da perdere.

Ecco, l’orizzonte della collina si fa più vicino, ed io ho molta voglia di cogliere i fiori che troverò dietro al dosso.

Questo si chiama pensare positivo.

😉

Paradita

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